31 Spighe Verdi sono state assegnate in tutto il Paese qualche giorno fa dalla Fee Italia, la sezione italiana della ong danese Foundation for Environmental Education, insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Confagricoltura.
Il riconoscimento è una attestazione di ruralità, alla stregua delle Bandiere Blu per i Comuni costieri. Tra le new entries Calalzo di Cadore e Montagnana in Veneto, Castellaneta in Puglia, Tortoreto in Abruzzo e Trebisacce in Calabria.
Per la Puglia si confermano Carovigno e Ostuni e c’è la novità di Castellaneta. Nessuna località della Capitanata, massima provincia agricola del Mezzogiorno d’Italia, è riuscita ad ottenere la Spiga, che è una certificazione per Comuni che intendono valorizzare e investire sul proprio patrimonio rurale, migliorando le buone pratiche ambientali, con un ruolo centrale per l’agricoltura nella difesa del paesaggio, nella tutela della biodiversità e nella produzione di alimenti di qualità.
Come è possibile che il Tavoliere, la Daunia e il Gargano con gli infiniti prodotti agricoli leader dei mercati e i massicci finanziamenti che detengono i Gal nel settore della promozione non si abbiano Comuni Spighe Verdi?
Il dirigente nazionale di Confagricoltura Nicola Gatta, sindaco di Candela, ammette il poco coinvolgimento della provincia di Foggia in queste buone pratiche.
“L’iter e le Spighe andrebbero più pubblicizzate, da quanto mi consta hanno maggiori chance i comuni costieri con buone pratiche in agricoltura e ambiente. Io l’anno scorso feci partecipare il Comune di Candela, ma senza successo purtroppo”, rimarca.
Un Comune, per ottenere la certificazione e il marchio Spiga Verde, deve autocandidarsi seguendo un protocollo in cui è prevista la rispondenza a criteri contenuti in diverse aree tematiche (acqua, energia, agricoltura, rifiuti, assetto urbanistico, tutela del paesaggio, ecc.). La candidatura è volontaria e gratuita e viene valutata da una Commissione di Valutazione nazionale che riunisce esperti provenienti da diversi enti pubblici e privati. Nella provincia di Foggia è ancora poco valorizzata la sinergia tra campagna e mare. Manca ancora una osmosi tra il turismo balneare e quello rurale, tutto ancora da inventare nella Puglia Nord.
Sul tema è molto netto Marco Nicastro anche lui dirigente nazionale Confagricoltura e presidente della Op Mediterraneo che produce i pomodori per l’azienda conserviera La Fiammante. Su l’Internazionale ha denunciato la pratica della doppia asta nella GdO, che mette in ginocchio i produttori.
Ieri presso la dimora Danaro a Candela nei pressi di Borgo San Carlo vicino Borgo Libertà si è tenuto un pranzo del contest “Il viaggio del pomodoro”, un educational tour tra i campi di produzione, azienda e cucina per conoscere meglio il mondo del pomodoro, del quale la filiera la Fiammante e la Op sono parti integranti.

“Qui da noi c’è ancora poco dinamismo in ambito agricolo, Ragusa ha vinto la Spiga perché c’è forte senso di responsabilità, i nostri agricoltori così come le istituzioni sono poco uniti. Se pensiamo che i nostri mosti muti vanno al Nord per il prosecco, con un margine del +500%, capiamo bene la nostra debolezza. Siamo una terra di grandi materie prime, sfruttate come commodities. Vale per l’olio, per il mosto, al Nord sanno aggiungere il brand, da noi non ci sono etichette importanti. Ci siamo noi come La Fiammante, comincia a muoversi Rosso Gargano ora anche a livello mediatico. Oggi la gente vuole conoscere da dove arriva il prodotto e vuole che il prodotto segua una filiera etica, ma da noi troppi ancora rimuovono la questione del caporalato. Dobbiamo collaborare di più e far conoscere le occasioni. I dirigenti devono comunicare i vari format, la ruralità deve diventare un valore aggiunto”.
