Minacce, estorsioni e assunzioni imposte. Si va delineando il quadro del processo Rodolfo che vede alla sbarra i maggiori clan di Foggia: Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza. Le due batterie criminali si sarebbero contesi i servigi dei fratelli Curcelli, imprenditori locali operanti nel settore agricolo.
Per “Rodolfo” sta avendo un ruolo di primo piano la testimone di giustizia, Sabrina Campaniello, ex moglie di Emiliano Francavilla, uno dei boss della Società. La donna è stata interrogata stamattina in corte d’assise a Foggia, in videoconferenza, collegata da una località protetta. Presenti in aula anche Vito Bruno Lanza (ai domiciliari), Leonarda detta Dina Francavilla (ai domiciliari per altra causa – il racket a Proshop) e Leonardo Lanza (obbligo di dimora).
La Campaniello (che nel video in alto parla dei rapporti tra l’ex marito e Franco Curcelli, ndr) ha confermato l’assunzione imposta di Dina Francavilla, sorella di Emiliano e Antonello Francavilla e moglie di Mario Lanza. “Ha lavorato nell’azienda di Curcelli per circa due o tre mesi – ha detto la testimone di giustizia -. Poi ha smesso continuando comunque a percepire lo stipendio”. Durante un interrogatorio a Curcelli, l’imprenditore dichiarò di aver corrisposto circa 1100 euro mensili (più assegni familiari e altre indennità) alla Francavilla per complessivi 36mila euro nell’arco di tre anni.
“Anch’io avrei voluto lavorare ma il mio ex marito non me lo ha mai permesso. Emiliano – ha continuato la Campaniello – percepiva 1000 euro al mese da Franco Curcelli, soldi che comunque tornavano utili a me e alla mia famiglia”.
Il legale dei Francavilla, Ettore Censano ha spinto molto sul caso dell’assunzione di Dina Francavilla. “Come ha fatto a sapere che sarebbe stata assunta da Curcelli?”, la domanda dell’avvocato. La Campaniello ha risposto così: “Ne ho sentito parlare nella mia vecchia casa di via Castelluccio dove vivevo con Emiliano. Ero presente mentre il mio ex marito ne discuteva in veranda con lo stesso Franco Curcelli e con Mario Lanza”.
Ascoltato questa mattina anche il capitano della Guardia di Finanza, Giuseppe Savoia, nel “Gico” di Bari durante le indagini: “Da questa vicenda – ha detto il finanziere – è emerso che i Curcelli erano sotto pressione di due batterie criminali foggiane. La nostra attività captatoria (intercettazioni ambientali in particolar modo, ndr) ha fatto emergere che i due imprenditori soggiacevano alle richieste di denaro mensili dei boss o erano costretti ad assumere determinate persone. Le retribuzioni – ha aggiunto – avvenivano senza che ci fosse una contro prestazione”. L’udienza odierna si è chiusa con le parole del capitano della GdF. Infatti, dato che la trascrizione delle intercettazioni non è ancora stata depositata, il procedimento è stato rinviato al prossimo 20 novembre. Sempre nel tribunale di Foggia.