Massimino Di Donna (nella foto in alto), suocero del sindaco di Foggia Franco Landella e king maker da anni del centrodestra foggiano, qualche domenica fa per la tappa di Forza Italia si mostrava sicuro. Non temeva le Primarie né i tentennamenti degli alleati. “Noi andiamo avanti” aveva dichiarato ufficiosamente a l’Immediato. Era arrivata poi anche la legittimazione di Silvio Berlusconi insieme a tutto il gruppo dirigente pugliese riunito a Palazzo Grazioli.
Oggi la notizia bomba del dorso regionale di Repubblica, che tutti in città mormoravano e attendevano. Prevista per il 12 dicembre, è slittata per la terza volta la decisione in Appello a Bari, dopo il ricorso della pm della Procura di Foggia Francesca Romana Pirrelli, che si era vista bocciare la richiesta di arresto dal gip Protano in ordine all’inchiesta degli appalti in Ataf per insussistenza di indizi di grave colpevolezza. Anche le perquisizioni in casa Di Donna, del resto, 11 mesi fa, non avevano prodotto prove o nuovo materiale indiziario.
I fatti sono noti: secondo gli inquirenti, il suocero del sindaco e padre della candidata all’uninominale camerale Michaela Di Donna, sarebbe il terminale, anche solo telefonico, sociale e d’influenza, di un sistema di relazioni e potere che coinvolge esponenti della criminalità, imprenditori e politica. Secondo l’accusa, all’Ataf più gare, dall’acquisto di 10 autobus alla manutenzione di alcuni parcheggi, sarebbero state turbate dalla governance. Nell’inchiesta insieme a Massimino Di Donna, affetto da una grave malattia, sono coinvolti l’allora direttore Massimo Dicecca ora in forza all’azienda di trasporti di Taranto, dove ha vinto un concorso pubblico, l’ex presidente Raffaele Ferrantino, il capo area tecnica Leonardo Ciuffreda e gli imprenditori Michele Di Maio, Giovanni Longobardo, Sergio Giannini e Marco Damiano.
Da Forza Italia regionale è arrivata una nota: “Il sindaco di Foggia, Franco Landella, non è indagato ed è completamente estraneo alla vicenda giudiziaria riportata da alcuni quotidiani. Tanto basta per tenerlo al riparo da ogni forma di strumentalizzazione politica. Non si tratta di essere garantisti, ma solo di prendere atto della sua totale estraneità dai fatti al centro delle indagini. Se poi qualcuno intende utilizzare tutto questo a proprio beneficio, calpestando un’oggettiva verità, è questione che non ci riguarda”.
