Si è celebrato nelle scorse ore il processo d’appello a carico di Michele Marinelli e Mirko Cortinove. I due imputati erano accusati di aver sequestrato nel maggio del 2015, un giovane operaio di San Salvo, F.B., tenendolo segregato per cinque giorni in un capannone abbandonato alla periferia di San Severo, per ottenere un riscatto dai genitori.
Nei loro confronti vi erano le dichiarazioni della vittima, quelle dei genitori, la documentazione bancaria, una perizia medico legale sulle ferite sul corpo del ragazzo e il rinvenimento del materiale utilizzato per immobilizzarlo e tenerlo segregato. Il pm aveva chiesto condanne pesantissime, a 25 e 28 anni di carcere.
Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia portarono subito all’arresto dei due imputati i quali finirono in carcerazione preventiva per quasi due anni. Nel processo di primo grado, però, durante un’infuocata istruttoria, la difesa fece emergere numerose contraddizioni nel racconto delle persone offese e molte lacune delle indagini.
Tanto che la Corte di Assise di Lanciano assolse in primo grado entrambi gli imputati. Sentenza che non fu affatto condivisa dall’accusa che propose appello. Nel tardo pomeriggio di ieri, però, la Corte d’Assise d’Appello de L’Aquila, dopo aver ascoltato le arringhe del PG e dei difensori (gli avvocati Giuseppe Casale e Giovanni Cerella), ha confermato l’assoluzione. Motivazioni entro 90 giorni.
