Rigettati i ricorsi della famiglia Lanza, in prigione per il maxi blitz “Decima Azione”. Il Tribunale della libertà di Bari ha respinto la tesi della difesa che chiedeva a gran voce la scarcerazione “per mancanza di gravi indizi”. I giudici hanno invece sottoscritto in toto quanto disposto nell’ordinanza cautelare.
Resta dunque in cella Vito Bruno Lanza (foto in alto) detto “u’ lepre”, 65 anni, capo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza (ai vertici dell’organizzazione insieme a Rocco Moretti detto “u’ purk” e Vincenzo Antonio Pellegrino detto “capantica”). Lanza, in realtà, era già detenuto nell’ambito del processo Rodolfo.
Oltre al boss, restano in carcere i figli Savino e Leonardo Lanza rispettivamente di 35 e 39 anni e Lorenzo Spiritoso, 37 anni, figlio di Giuseppe Spiritoso detto “Papanonno”.
A Vito Bruno Lanza si contesta il ruolo di capo del clan “preposto alla direzione del sodalizio ed all’assunzione delle scelte più significative sul piano delle strategie criminali”. Ai figli Leonardo e Savino si contesta invece di essere “partecipi dell’organizzazione mafiosa, attivamente coinvolti nelle dinamiche relative all’ultima guerra di mafia per la definizione degli assetti interni alla ‘Società Foggiana’ tra le varie batterie”.
Spiritoso è invece accusato di concorso con quattro coindagati, tra cui il padre Giuseppe, nell’estorsione aggravata dalla mafiosità nei confronti di un fornitore di pneumatici che sarebbe stato costretto a versare nel gennaio scorso una tangente di 5mila euro, impegnandosi successivamente a pagare un pizzo mensile di 500 euro.
I Lanza e Spiritoso si dicono innocenti. Le motivazioni del Tribunale della libertà non sono state ancora depositate.
