Il 38enne Alessio Maria Prencipe ha celebrato messa e confessato i fedeli senza aver alcun titolo nella chiesa di Santa Maria della Strada, a Torremaggiore. Poi però, come raccontato, è stato scoperto.
Lui si difende così: “Ho detto messa perché il parroco me l’ha chiesto, io volevo solo assistere all’Eucarestia, ma lui ha insistito nonostante avessi detto più volte di no – si giustifica adesso Prencipe –. Però non ho confessato. Mi sono appartato con alcuni fedeli, ho ascoltato le cose che mi volevano dire, ma non ho dato alcuna assoluzione. Sono rimasto vittima di un torto”.
Il caso è finito anche su Dagospia che con la solita ironia ha titolato “Prete a Porter” per poi commentare: “A giudicare dal suo profilo Facebook era molto a suo agio con gli abiti talari”. Il 38enne è d’origine pugliese, ma risiede con la famiglia a Monteprandone, in provincia di Ascoli. Si è presentato a Torremaggiore come monaco benedettino e prete, ottenendo l’autorizzazione a celebrare l’Eucarestia due giorni dopo Natale e a confessare numerosi fedeli. Gli insegnanti dell’Istituto Alberghiero di San Benedetto, dove ha conseguito il diploma professionale, lo ricordano come un bravo ragazzo, molto disponibile, ma già allora folgorato dalla croce che portava sempre al collo. Sentiva la vocazione dentro ma non è mai riuscito a diventare sacerdote.
Le indagini della Diocesi hanno riguardato la curia generalizia dei Monaci Benedettini Sublacensi Cassinesi, e la curia generalizia dei Monaci Benedettini Silvestrini a Roma, dove il sedicente monaco ha detto di essere membro residente. Il 19 gennaio Prencipe fu avvicinato dal vicario generale e dal cancelliere vescovile della Diocesi che gli chiesero di esibire il ‘Celebret’, certificato che avrebbe potuto smentire ogni dubbio sulla sua ordinazione presbiterale.
Ma l’uomo non fu in grado di esibirlo. Ora Prencipe è affranto: “Io non volevo. Ho detto di no al parroco, ho ripetuto che non potevo – afferma – Io so di non essere un prete, sono stato tirato dentro dall’Associazione ‘Laudato Sii’. Mi hanno invitato, mi hanno chiesto di andare a trovarli e mi hanno presentato come padre spirituale”. Fatto sta che non solo non potrà più simulare celebrazioni eucaristiche, ma non potrà neppure più ricevere i sacramenti. È infatti incorso nella pena dell’interdetto ‘latae sententiaè, stabilita dal Codice di Diritto Canonico.
