Domiciliari con braccialetto elettronico per Pasquale Moretti detto “il porchetto”, 41enne boss del clan Moretti-Pellegrino-Lanza e figlio del 68enne Mammasantissima Rocco Moretti, quest’ultimo ancora detenuto. Dopo 4 anni e 3 mesi in cella a Tolmezzo (Udine), “il porchetto” è stato trasferito in un paese della provincia.
L’uomo era in carcere per ricettazione e violazione della sorveglianza speciale, reati per i quali era stato arrestato il 18 novembre del 2014 quando la squadra mobile lo catturò a San Marco in Lamis dopo una breve latitanza, cominciata nel giugno precedente. Scontata quella pena, sono così diventati effettivi gli arresti domiciliari che gli furono concessi nell’agosto 2017 dal gup di Bari nel processo antidroga “Reckon”, in cui Pasquale Moretti è stato poi condannato in primo grado a 10 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione.
Pasquale Moretti nel corso degli anni è stato arrestato decine di volte, sin da quando era minorenne e via via condannato e/o assolto per rapina, armi, droga, mafia, duplice tentato omicidio (assoluzione per queste ultime due imputazioni). Sospettato di omicidio senza che si sia mai arrivati ad un processo, il malavitoso sfuggì anche ad un agguato la notte del 16 luglio del 2007 collegato ad una guerra di mala con i rivali del clan Sinesi/Francavilla: era in auto con altre due persone quando due sicari in moto, mai individuati, gli spararono al rione Candelaro, ferendolo ad una gamba senza riuscire però ad eliminarlo. Il padre Rocco Moretti, 68 anni, detto “il porco”, da tempo l’ha designato erede dell’impero mafioso, come racconta una delle intercettazioni più emblematiche della storia della “Società foggiana”. Una microspia na- scosta nel carcere di Palmi il 15 giugno 2007 registrò le parole del genitore, detenuto, al figlio in visita nella sala colloqui: “A te teniamo, ormai il bastone è passato a te, hai capito a papà?”.
Attualmente Pasquale Moretti è sotto processo in tre distinti processi: l’inchiesta “Reckon” per la quale è ai domiciliari che il suo difensore, l’avvocato Paola Tortorella, gli fece ottenere nell’agosto 2017, il processo “Babele” in cui è a piede libero, ancora in corso di celebrazione a Foggia in cui risponde di droga, armi, spendita di monete false e violazione della sorveglianza speciale; il processo “Cronos” in cui è a piede libero ed è stato recentemente assolto dalla Corte d’appello di Bari (non è ancora noto se ci sarà ricorso in Corte di Cassazione della Procura generale di Bari) dalle accuse di mafia e d’essere il mandante di un duplice tentato omicidio collegato alla guerra tra clan della prima- vera/estate 2007.
