Il boss Roberto Sinesi, capomafia della “Società foggiana”, al vertice della batteria Sinesi-Francavilla, è stato considerato “irrevocabilmente responsabile” del racket dei parcheggi all’esterno dell’azienda Princes. Va solo appurato se sussista l’aggravante della mafiosità contestata dalla DDA, fattore che potrebbe rideterminare la pena per Sinesi che al momento è di 12 anni. Dunque si dovrà ricelebrare il processo d’appello a Bari. I giudici della seconda sezione penale della Cassazione hanno annullato con rinvio (processo da rifare) la sentenza pronunciata il 6 luglio 2018 dalla prima sezione della corte d’appello di Bari, che condannò gli imputati a complessivi 45 anni e 6 mesi di reclusione.
I 5 foggiani ricorrenti in Cassazione sono accusati a vario titolo di 5 estorsioni e 2 tentativi di estorsione a 7 camionisti aggravati dalla mafiosità, e di spaccio di due panette di hashish. Per Roberto Sinesi, Cosimo Giardiello, Luigi Speranza e Raffaele La Tegola, coinvolti nel filone estorsivo dell’inchiesta “Saturno”, si dovrà ricelebrare il processo d’appello perché la Cassazione ha “annullato la sentenza impugnata limitatamente alla sussistenza dell’aggravante della mafiosità“. Così facendo, la Suprema Corte ha già stabilito che la colpevolezza dei 4 foggiani è ormai definitiva dichiarando “irrevocabile la loro affermazione di responsabilità”.
Processo chiuso definitivamente, invece, per Luigi Biscotti, nipote di Sinesi, accusato solo di concorso in spaccio di hashish: condanna a 5 anni con lieve sconto di 6 mesi rispetto al verdetto di appello, e inammissibilità del ricorso della Procura generale di Bari che chiedeva il riconoscimento dell’aggravante della mafiosità.
