Si è avvalso della facoltà di non rispondere il 41enne Massimo Perdonò (nel riquadro sopra), arrestato una settimana fa da carabinieri e polizia per il tentato omicidio del 38enne di Manfredonia, Giovanni Caterino. Secondo l’accusa, Perdonò doveva vendicare la strage di San Marco in Lamis nella quale morì il boss Mario Luciano Romito, alleato del clan Moretti-Pellegrino-Lanza di cui Perdonò farebbe parte. Un intreccio tra malavita foggiana e del Gargano nel quale emergono, ancora una volta, la frattura tra i gruppi Li Bergolis-Miucci e Romito-Ricucci e i legami con le batterie criminali del capoluogo dauno. Perdonò, dunque, non ha risposto alle domande del gip di Potenza, che l’ha interrogato nel carcere di Melfi dove l’uomo era già detenuto per altre vicende.
Il legale del 41enne, dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice delle indagini preliminari, sta valutando se presentare ricorso al Tribunale della libertà di Bari per chiedere l’annullamento per insufficienza d’indizi dell’ordinanza cautelare. Nella valutazione dell’avvocato va tenuto conto che Perdonò, al momento, è detenuto per altre due vicende. Il foggiano, volto già noto alle forze dell’ordine, è infatti coinvolto nel blitz “Decima Azione” (30 arresti lo scorso 30 novembre, foto in alto), in cui risponde di concorso in due estorsioni e di mafia quale affiliato alla “Società Foggiana” con un ruolo di spicco, essendo ritenuto un organizzatore che si occupava di estorsioni e gestiva la cassa del clan Moretti-Pellegrino-Lanza.
