Se la politica non cambia, cambiamo noi elettori. È la democrazia diretta. Se una politica sbagliata produce dei risultati deludenti o negativi, coloro che l’hanno votata ne sono corresponsabili. Una classe politica la si sceglie. E se una classe politica al governo fa male il suo lavoro, la si manda a casa.
Per questo l’Immediato ha pensato di sottoporre ai candidati alla carica di sindaco di Cerignola, per le prossime amministrative del 31 maggio, un patto tra galantuomini.
Una proposta che li sfida a mettere al centro della competizione elettorale i contenuti dei programmi, tenuti spesso al margine di una propaganda velenosa, interessata più a demolire gli avversari che a convincere gli elettori.
La proliferazione di liste in cerca di voti offre una semiologia di candidati senza semantica. Come se gli obiettivi di governo e il disegno di città, la dimensione dell’impegno civile, lo spirito di servizio verso la comunità cui si appartiene, debbano ridursi alla professione di fede delle parole scritte e accartocciate il giorno dopo l’elezione.
L’Immediato elegge i programmi a protagonisti della competizione, per sottoporli all’attenzione dell’opinione pubblica. E invita i candidati sindaci a sottoscrivere il patto “Giù le mani da Cerignola”.
Un patto di fiducia tra elettori ed eletti e un patto di salvaguardia per la città. Uno strumento di difesa dai pericoli di una classe dirigente eletta che si trova ad agire in piena libertà di comportamento, senza assumersi la responsabilità del ruolo che si ricopre. Né degli eventuali fallimenti e promesse tradite, né di essere la causa dell’immobilismo amministrativo permanente.
Sospesa nei sospiri del limbo, nell’attesa di essere onorata o vendicata. Salvata. Cerignola negli ultimi x anni, che neanche più si contano, è un fantasma smarrito nella selva. Il ricordo devastato di se stessa, nell’attesa inerme che qualcosa cambi. Ma se la politica non cambia, tocca agli elettori. Immobili a lamentarsi per i piedi nel fango e con la testa fra le nuvole. È così che chi ne subisce le decisioni permette alla politica del governo delle città di farsi mestiere, tra elastici cambi di casacca ad ogni tornata elettorale, candidati eterni e vele elettorali tossiche.
Il contratto “Giù le mani da Cerignola” obbliga, chi tra i candidati in lista accetta di firmarlo, a rispettare gli impegni. In maniera analitica, a ogni aspirante primo cittadino si chiede di ricavare dal proprio programma elettorale 10 punti (che esulino dall’amministrazione ordinaria, per così dire, del quotidiano), assumendosi l’impegno, entro i successivi tre anni dall’eventuale avvenuta elezione, a realizzarne almeno 5. Se allo scadere del tempo non ci è riuscito si dimette, all’istante, onorando il patto di fiducia sancito dalle urne e assumendosi con onestà la responsabilità di aver fallito il proprio mandato. Salvando la città dalla paralisi.
