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Home » Foggia, record di avvocati (1 ogni 60 abitanti). Gargiulo: “Costretti a cambiare professione”

Foggia, record di avvocati (1 ogni 60 abitanti). Gargiulo: “Costretti a cambiare professione”

Di redazione
21 Febbraio 2018
in Lettere
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Eugenio Gargiulo

Nell’ambito del panorama della professione di “avvocato”, la città di Foggia rappresenta un caso piuttosto singolare a livello nazionale. Lo scrivente, da circa un ventennio, ha conseguito la abilitazione all’esercizio della professione forense, realizzando quello che era stato, sin da adolescente, il suo grande sogno. Pur cercando di intraprendere immediatamente la carriera di avvocato (a soli 25 anni!), iniziando con grande entusiasmo ed assumendomi, spesso a fronte di un semplice rimborso delle spese vive, ogni controversia giudiziaria mi fosse stata proposta, l’agognato successo professionale non è mai, per davvero, arrivato.

All’inizio, credevo che ciò dovesse attribuirsi alla cosiddetta “gavetta fisiologica” che ogni professionista che si rispetti, senza uno studio professionale di famiglia alle spalle, deve sopportare nell’intraprendere qualsiasi professione lavorativa autonoma. La mia impressione e speranza era, invece, destinata a restare tale. Infatti i clienti “veri”, ovvero quelli che ti permettono di “tirare a campare”, pagandoti gli onorari e i compensi in base alle tariffe previste dalla legge, durante questo lungo arco di tempo, non sono mai arrivati!

Ho cercato di comprenderne il perché. Non ero abbastanza bravo? Non ero conosciuto? Nulla di tutto ciò. La soluzione, molto più semplice, mi è balzata agli occhi quando sono stati pubblicati e resi noti i dati relativi al numero di avvocati presenti sul territorio del Comune di Foggia: circa 3.000 unità a fronte di una popolazione di 180.000 abitanti scarsi: un avvocato, cioè, ogni 60 abitanti!

A Foggia, dunque, è presente un avvocato ogni 60 abitanti ma, di quei circa tremila legali, abilitati alla professione, oltre la metà risultano essere o monocommittenti (cd. avvocati “sans papier”) o addirittura non più iscritti all’albo, in quanto costretti dalla crisi economica a cancellarsi forzatamente dallo stesso per l’impossibilità di poter provvedere al pagamento degli onerosi contributi previdenziali da versarsi alla Cassa Forense, divenuti obbligatori per tutti gli avvocati iscritti, in forza della legge professionale forense n. 247/12 (cd. “taglia avvocati”).

Questi, da un lato sono di fatto dipendenti degli studi professionali e il loro rapporto di lavoro ha le caratteristiche, ma non gli stessi diritti, di quello subordinato; dall’altro non hanno la possibilità di beneficiare realmente dei vantaggi e delle libertà connesse alla condizione di libero professionista. Avvocati “dipendenti”, impiegati presso studi legali affermati che lavorano in modo oscuro, per un unico committente-avvocato che, di fatto, si atteggia a datore di lavoro, attenendosi a rigide regole di orari e di subordinazione gerarchica.

I titolari di partita Iva che svolgono le proprie prestazioni nei riguardi di un unico committente sono definiti monocommittenti. Questa circostanza può essere sintomatica dell’esistenza di un rapporto di collaborazione o di lavoro subordinato “mascherato”. La monocommittenza non esclude di per sé l’autonomia del prestatore d’opera, ma ne può limitare la discrezionalità nella scelta delle modalità, del luogo e dei tempi di effettuazione della prestazione. E allora, alla luce di questo tutt’altro che confortante quadro relativo alla nobile professione di avvocato, a quella folta schiera di avvocati foggiani “sans papier” o “esodati” ( ovvero cancellatisi dall’albo per mere ragioni economiche) non resta che “riciclarsi” dal punto di vista lavorativo. Ma facendo cosa, considerato che per tre quarti della propria esistenza si è solo studiato, “mettendo al bando” quelle attività manuali la cui pratica, in casi del genere, farebbe molto comodo? Una realtà, quella foggiana appena descritta, davvero singolare e drammatica, ma anche paradossale, in quello che le cifre ed i numeri sopra forniti esprimono.

Tale situazione è comune, a quello che mi è dato di conoscere, anche ad altri capoluoghi di provincia del Sud Italia e dovrebbe, pertanto, essere portata a conoscenza degli esponenti di quello che è il nostro attuale, appena nominato, Governo “tecnico” del nostro Paese, se davvero si vuole rendere l’Italia migliore con i fatti e non solo a parole o con sterili statistiche che dovrebbero indicare una inversione di rotta sul versante della disoccupazione giovanile ed indicativa di una crescita positiva delle libere professioni.

Tags: AvvocatiFoggiaGargiulo
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