Si intensificano le indagini sugli ultimi omicidi di mafia in provincia di Foggia. Occhi puntati sulla morte di Matteo Lombardozzi, 50enne di San Severo ucciso il 14 luglio 2017 in un’area di servizio a pochi chilometri dal centro dell’Alto Tavoliere, sulla Statale 16. L’uomo, all’epoca in semi libertà, stava tornando in carcere quando alcuni sicari lo trucidarono a colpi di kalashnikov. Lombardozzi, pregiudicato, era il dipendente “factotum” dell’imprenditore che a ottobre scorso denunciò il boss della “Società Foggiana”, Rocco Moretti, classe ’50, per estorsioni. Insieme al “Mammasantissima”, finì dietro le sbarre anche Domenico Valentini, classe ’72. Domani a Bari, nell’ambito del processo riguardante il capomafia, è previsto l’incidente probatorio durante il quale sono attese importanti novità. L’omicidio Lombardozzi, stando ai ben informati, potrebbe essere tirato in ballo svelando la rete di interessi che legherebbe la mafia foggiana a quella di San Severo, fino ai clan del Gargano.
Ma perchè Lombardozzi fu ammazzato? Secondo le ipotesi al vaglio, il 50enne pregiudicato si sarebbe intromesso in difesa dell’imprenditore taglieggiato. “Considerando il suo profilo criminale non è escluso che si fosse messo in mezzo”, fanno sapere gli inquirenti. “Lombardozzi fu ammazzato pochi giorni prima della denuncia dell’imprenditore e alle coincidenze non crede proprio nessuno dalle nostre parti”, spiegano ancora gli investigatori. Già domani, dunque, le indagini potrebbero subire un’accelerata. Bisogna solo pazientare un altro po’.
D’altronde procura e carabinieri conoscono bene i legami tra i Moretti e i gruppi sanseveresi (si pensa soprattutto ai Lapiccirella) e su quella pista intendono battere, senza tralasciare i clan del Gargano che in passato favorirono la latitanza di Pasquale Moretti, figlio del capomafia Rocco. Dietro a tutto questo ci sarebbe sempre la guerra per il controllo dei traffici di droga, soprattutto quelli tra promontorio e Albania che fruttano ogni anno milioni di euro per le casse delle batterie malavitose.
Secondo fonti ben informate, l’asse Foggia-San Severo-Gargano potrebbe tirar fuori numerose tracce utili alle indagini. La mente degli inquirenti va anche alle quattro persone arrestate a Torremaggiore l’11 agosto 2017, due giorni dopo la strage di San Marco in Lamis. Quattro giovani che secondo i carabinieri erano pronti a mettere a segno un agguato sanguinario. Tra gli arrestati spuntò pure Tommaso Alessandro D’Angelo, classe ’85 di Foggia, nullafacente, ritenuto “vicino” alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.
Come in un puzzle, gli inquirenti stanno provando a mettere insieme i pezzi, in attesa che emergano notizie di rilievo dalle aule di tribunale e dalle analisi del DNA, come per l’omicidio di Giuseppe Silvestri il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo, un altro fatto di sangue avvenuto in provincia di Foggia nell’ultimo anno e sul quale a breve potrebbe emergere la verità.
