È passato circa un mese dalla morte del pensionato Alfredo Di Marco, travolto insieme al suo cane sulle strisce pedonali dinanzi a casa sua in Viale Sant’Alfonso de’ Liguori al civico 54 di Foggia, ma gli automobilisti, dopo lo choc dei primi giorni e il clamore mediatico, continuano a sfrecciare come sempre, non rispettando i pedoni e ad una velocità che spesso supera abbondantemente il limite consentito dei 50 km orari.
Nonostante la petizione dei residenti, che chiedono un semaforo, degli autovelox fissi e zone a velocità ridotta, non si vede all’orizzonte nessuna azione per le zone 30, che pure erano state sollecitate formalmente all’allora sindaco Franco Landella dall’ex prefetto di Foggia Raffaele Grassi, dopo una proposta inviata alla Prefettura e lanciata a seguito della morte della giovane Alice sulle tre corsie dal corriere a due ruote Fulvio Guerra e da altre associazioni sensibili al tema della sicurezza stradale.
Intanto la commissaria prefettizia Marilisa Magno con una determina degli uffici firmata dall’ingegnere e dirigente Paolo Affatato dà seguito al vecchio piano del Governo Renzi “da periferia a periferia” che prevedeva per quella zona allargata ben tre rotatorie (una all’avvio del cavalcavia, una al mercato dei fiori e l’altra prima della corsa verso il mare al posto dell’incrocio semaforico), con una riqualificazione urbana e la realizzazione di un sistema integrato di connessione dell’asse di Via Manfredonia con l’incrocio di Viale Fortore e dell’asse di Viale Sant’Alfonso de’ Liguori all’altezza dell’incrocio con Via Onorato e via San Lazzaro. Il costo dei lavori si aggira intorno ai 700mila euro, tutto a vantaggio dei veicoli, mentre i pedoni continuano ad aver paura nell’asse a lunga percorrenza.
