La Puglia “Felix” dell’industria è un motore potenzialmente senza limiti. I dati emersi dal primo studio, nel quale sono state analizzate ben 2mila imprese, attraverso i bilanci del 2013, fanno registrare picchi impressionanti: fatturati di 820 milioni di euro nell’agroalimentare e 44 milioni di utile netto tra le imprese meccaniche della Bat.

Ben nove attività fanno registrare utili sopra i 10 milioni, mentre a Foggia l’asticella arriva fino a 17 milioni (sotto il dato registrato a Taranto, 21 milioni). “Sono stati confrontati i bilanci dell’ultimo triennio di riferimento – spiega il giornalista Michele Montemurro, autore dell’inchiesta sull’economia pugliese scaturita nel premio ‘Industria Felix’ -, attraverso i fatturati, gli utili, il margine operativo lordo ed il numero degli addetti. È emerso uno spaccato importante, con veri e propri ‘giganti’ ai quali si affiancano aziende piccole ma fortemente specializzate. L’unico neo riguarda l’industria culturale, che non riesce a competere con gli altri settori”.

Per il presidente di Confindustria Puglia, Domenico Favuzzi, è questa “la grande opportunità offerta ai giovani”. “Anche da noi esiste l’industria vera e significativa, con una manodopera locale fortemente specializzata. Certo, la Puglia è una regione dove è difficile fare le cose se viene paragonata ad alcune regioni del Nord, per questo è opportuno raccontare il meglio che esprime questa terra piena di eccellenze”. Gli ostacoli, tuttavia, sono notevoli, dalla carenza infrastrutturale alla criminalità, al punto da far etichettare come “eroiche” alcune imprese che in altri contesti potrebbero trainare interi distretti. “È assolutamente così – chiosa Favuzzi -, la politica dovrebbe sostituirsi all’eroismo delle imprese, mentre il sistema del credito dovrebbe intervenire per colmare il differenziale di 3-4 punti percentuali rispetto alle attività concorrenti del centro-nord. Forbice che si allarga ancora di più se si analizzano le condizioni in altri Paesi”.
La ricetta per l’ulteriore sviluppo passa senza dubbio dalle relazioni con le università, per far sì che il territorio non sia solo il luogo della formazione ma diventi elemento attrattivo per gli investitori. “Abbiamo premiato tutti gli imprenditori, non solo quelli iscritti a Confindustria – ha spiegato Angelo Bozzetto, presidente del comitato Grandi Industrie -, proprio per valorizzare al meglio il Made in Puglia. Sono state considerate le imprese di piccole dimensioni ma fortemente specializzate”.
Pregi e difetti dei territori sono stati tenuti in grande considerazione, come spiegato dal professor Federico Pirro, docente di Storia dell’industria all’Università di Bari e ideatore del premio: “Ci sono province in cui c’è una carenza spaventosa di infrastrutture, mentre ce ne sono altre in cui si registra un’eccesso. Gli ‘sprechi’ dovranno diventare risorsa, come nel caso del porto di Manfredonia. Mentre in altri casi, come nella zona industriale di Acquaviva delle Fonti, dove esistono realtà di eccellenza nella meccanica, nell’agroalimentare e nella chimica, ma ci sono problemi nell’espansione dell’area”. Di qui la proposta: “Perché non affidare ad un’ente, magari Puglia Sviluppo, la gestione di alcune partite fondamentali per la Puglia, come l’individuazione autonoma di imprese e partner esteri?”. Idee che saranno la base dell’incontro con i candidati governatori della Regione durante il pranzo di gala del 23 maggio al DoubleTree by Hilton – Acaya Golf Resort di Lecce. Nello stesso giorno in cui verrà resa nota la classifica delle top 20 imprese della “California del Sud”.
