Interviene anche il presidente della Fondazione Buon Samaritano, l’ingegner Pippo Cavaliere, sul tema della DDA alla vigilia dell’anniversario dell’uccisione per mano mafiosa dei fratelli Luciani. Il presidente sta collaborando fattivamente con la Commissione regionale per la Legalità affinché si raggiunga il risultato della sede distaccata a Foggia, i cui tempi oggi paiono maturi, anche la maggiore sinergia tra le diverse Procure pugliesi.
Ecco il suo pensiero, affidato ad una nota.
“Due vittime innocenti, due padri di famiglia furono barbaramente ammazzati un anno fa da una mafia agguerrita, feroce, senza scrupoli. Il loro sacrificio costrinse lo Stato ad accendere i riflettori sulla “questione Foggia” che salì così agli onori della cronaca nazionale. Da quel giorno tanto è stato fatto e l’attenzione dello Stato si è estrinsecata in una serie di brillanti operazioni portate avanti dalle forze dell’ordine con grande professionalità e senso di abnegazione, sorrette e sostenute da un accorta regia della magistratura inquirente e della prefettura.

Ma la collettività foggiana chiede ancora uno sforzo, un segnale che può essere dirompente e dall’alto valore simbolico, una decisione che lo Stato può prendere in tempi brevissimi e favorire un’iniezione di fiducia e di speranza per i tanti cittadini onesti che vogliono ribellarsi al ricatto mafioso. A tal fine la Fondazione antiusura Buon Samaritano rivolge un accorato appello al presidente del consiglio, nostro concittadino, ed al ministro della giustizia affinché Foggia sia sede di una sezione distaccata della direzione distrettuale antimafia. La riteniamo una scelta necessaria dettata da esigenze logistiche e funzionali; basta infatti pensare che per recarsi da Bari a Vieste occorrono tre ore di auto, un viaggio interminabile. Ma anche una scelta doverosa, perché possa darsi un senso al sacrificio di due onesti lavoratori della nostra terra, vittime di mafia.
Ed a rafforzare detta richiesta, la recente tragedia dei sedici migranti periti mentre rientravano da una giornata di duro lavoro, esseri umani che reclamavano il diritto alla vita, la cui speranza s’infrange però in un contesto di sfruttamento bestiale, che arricchisce criminali e persone senza scrupolo”.

Viene da chiedersi : ma, se il para-avvocato era di Napoli, e stava lavorando in trasferta a Foggia, forse aveva avuto un ” chiamata “, da parte di sodali locali, che sapevano chi contattare ed altri particolari utili a fare andare a buon fine l’impresa ? Allora, potrebbe essere significativo, il sapere chi lo ha telefonicamente ” invitato a salire al 6^ piano ” !